DIPENDENZA AFFETTIVA: LA FORMA AGGRESSIVO -DIPENDENTE

08.05.2018

Dipendenza affettiva aggressivo - dipendente

Prospettiva Analitico Transazionale

Ho già parlato in vari articoli della dipendenza affettiva e della codipendenza, oggi mi voglio soffermare su una particolare forma che può assumere la dipendenza affettiva, ovvero quella caratterizzata dalla rabbia manifesta. Solitamente infatti nel disturbo di relazione chiamato dipendenza affettiva, la rabbia è si presente ma rimane sullo sfondo.

Nella forma che andrò ad esporre invece la rabbia emerge chiaramente e si manifesta sotto varie modalità.

Immagine di Davide P.


Ma perché esiste questa variante? Da cosa è provocata? Questa modalità si manifesta soprattutto quando il dipendente affettivo si lega a un altro dipendente affettivo. Sappiamo che è più frequente che le distorsioni relazionali caratterizzate da mancanza di reciprocità e complementarietà, si instaurano più facilmente tra una persona bisognosa, caratterizzata da uno stile di attaccamento ansioso - ambivalente e un partner con stile di attaccamento evitante come può essere ad esempio il narcisista.

Questa però non è la sola configurazione, come detto è possibile avvenga anche tra due dipendenti affettivi, in questo caso uno dei partner manifesta aggressività nei confronti dell'altro, ritenuto molto simile. Si può quindi delineare un rapporto di tipo simmetrico, caratterizzato da una reciprocità di scambi malsani, o complementare dove una delle due parti è in posizione top rispetto all'altra e mostra un comportamento decisamente più aggressivo.

La rabbia si può palesare sia infliggendo sofferenze al partner di tipo fisico o psicologico, sia manipolatorio, sia attraverso forme di sfruttamento e sadismo. Tenendo in considerazione il Triangolo Drammatico di Karpmann, dove si evidenzia come le persone trasmigrino solitamente da un ruolo all'altro (Persecutore, Vittima, Salvatore), qui si assiste invece a una cristallizzazione dei ruoli, uno dei due partner resta fisso nella posizione del Persecutore scaricando tutta la sua rabbia sulla povera vittima, anche lei fissa nel suo ruolo quella appunto della Vittima. Solitamente , nel caso di una coppia formata da un dipendente affettivo e un narcisista o un antisociale, i ruoli mutano, il narcisista all'inizio si mostra come il Salvatore della povera Vittima bisognosa, ma una volta conquistata la preda dal punto di vista sessuale, e vedendo che la dipendente affettiva richiede un legame profondo  di tipo amoroso, il narcisista scappa verso una nuove conquiste sessuali, abbandonando la partner che da vittima diventa carnefice, col rischio che possa assumere anche comportamenti di tipo persecutorio, come minacce, sms e telefonate continue, pedinamenti, fino a configurare un vero e proprio reato di stalking punibile ai sensi dell'art. 612 bis cp, questo perché rassegnarsi al senso di vuoto e abbandono è insostenibile e troppo doloroso, provocando un senso di disperazione e smarrimento senza eguali.

Perché esiste anche una forma di relazione disturbata tra dipendete e dipendete? Spesso è l'esito di continue frustrazioni e maltrattamenti che uno dei due partner ha subito in relazioni precedenti o in contesti familiari altamente trascuranti, maltrattanti, dove il bambino ha dovuto occuparsi dei genitori, nella speranza di guarirli per essere un giorno amato, ma invano, arrivando ad accumulare rabbia. Insomma, lo stile aggressivo può configurarsi come l'esito finale di una serie di relazioni continue negli anni, in cui la vittima ha incamerato e subito così tanti maltrattamenti, depauperamenti emotivi, da reagire con una modalità opposta, non subisce più, non è più compaciente. Il lettore allora si può domandare dove sia la dipendenza affettiva in questo tipo di relazione. La dipendenza affettiva è data dalla relazione stessa, la persona non può fare a meno della relazione distorta, non è ancora in grado di camminare sulle sue gambe, di sopportare con serenità la sua autonomia, ancora lontana da conquistare e raggiungere, ha bisogno di un altro per sentirsi persona di valore, per sentire di esistere. Piuttosto che stare sola la persona affettivamente dipendente, ormai esausta delle vessazioni subite, decide di stare in relazione con un partner a sua volta dipendete, succube, che non la abbandonerà mai, tenendo così sotto controllo il terribile senso di angoscia che sperimenterebbe a stare da solo o ad essere lasciato. Il partner che si incastra in una tale relazione non sarà un partner soddisfatto, i sentimenti non saranno quelli dell'amore ovviamente, ma quello del disprezzo verso il compagno, ma anche verso se stesso, si domanda come sia possibile che si ritrovi in una tale situazione, si colpevolizza e si convince di non poter meritare di meglio. L'altro praticamente ha la funzione di riflettere, è come se fosse uno specchio, in cui il dipendente affettivo rivede tutte le proprie caratteristiche che in fondo disprezza tanto nel partner e conseguentemente in se stesso. Mentre nella coppia tra un ansioso - ambivalente e un evitante, il primo avrà un atteggiamento salvifico, che non porterà a nulla se non a confermare il suo copione, originatosi nell'infanzia attraverso i messaggi copionali delle figure di riferimento, in questa dinamica di coppia non esiste l'idea dell'Io ti salverò, ti guarirò e tu mi amerai e mi vedrai, no! Esiste l'idea che nessuno dei due potrà essere salvato.

Una delle domande che ho posto all'inizio dell'articolo è perché ci si incastri in tali relazioni disfunzionali e distruttive, legami fortissimi, difficili da spezzare se non con un buon lavoro di terapia, che sia in grado di abbattere le forti resistenze del paziente dipendente affettivo. Queste persone hanno vissuti infantili caratterizzati da trascuratezza e abbandono soprattutto emotivo, non sono persone viste, sono persone che sono state precocemente adultizzate, ma necessitano disperatamente di un legame che le faccia sentire vive. Nel percorso terapeutico è di fondamentale importanza portare alla luce le dinamiche familiari, oltre che le caratteristiche personali di ciascuno, non si deve dimenticare infatti che il contesto familiare incide ma ogni persona ha un proprio bagaglio per così dire genetico, fratelli cresciuti in un medesimo nucleo familiare possono avere reazioni opposte. Ciò che conta infatti è come sono percepiti ed elaborati i vissuti, nella stessa teoria del copione i Gouldings affermano che il bambino non è costretto ad inglobare le ingiunzioni genitoriali, bensì è lui che decide cosa fare delle ingiunzioni che riceve.

" Un bambino può accettare un' ingiunzione così com'è, mentre un altro può modificarla in maniera ingegnosa per diminuirne l'influenza e un altro ancora può rifiutarsi di accettarla."

(Gouldings)

Le ingiunzioni e le spinte, come lo stesso Berne afferma, sono notevolmente influenzanti nella costruzione del copione di vita e quindi delle successive relazioni interpersonali, oltre che con se stesso, ma è il bambino a decidere (Berne, 1972) In ogni caso e' fondamentale nel percorso di terapia stimolare l'Adulto del paziente, il processo di consapevolezza in base al quale rendersi conto che non è continuando in simili relazioni che colmerà le sue voragini affettive, ma è solo ripartendo da se stessa, dal vedere che in sé c'è una bambina bisognosa, che necessita di un Genitore amorevole, protettivo e che sappia accoglierla e fare da guida. Questo Genitore lo dovrà costruire internamente, e dovrà essere un genitore non giudicante, che non la ritiene meritevole di amore, ma che invece la sa riconoscere il giusto valore, così da darle il permesso di scoprire le sue risorse personali, avviarle e concretizzarle. Solo così sarà in grado di costruire passo dopo passo le basi per una sana autostima, per l'amor proprio, per l'autonomia, e solo così potrà scegliere partner equilibrati, che non devono essere salvati come lei voleva fare con i suoi genitori, ma che siano partner che sappiano rapportarsi a lei con reciprocità, rispetto e accudimento, in una danza armonica tra l'uno e l'altra, in modo da formare una coppia che si sappia compensare in modo funzionale. Elemento fondamentale nel processo terapeutico è quello della fiducia, una relazione terapeutica è tale nel momento in cui il paziente sa di poter essere e sa di sentirsi accolto nella sua sofferenza, senza timore di giudizio alcuno, dove può mostrarsi senza vergognarsi di nulla. La psicoterapia per essere efficace deve essere caratterizzata da una serie di ingredienti imprescindibili: il calore, l'accoglienza totale, la fiducia, l'empatia, l'ascolto attivo, reale, la capacità di comprendere le richieste d'aiuto di chi si ha di fronte. Non esiste terapia se non c'è una relazione con l'altro che ha bisogno di aiuto , non c'è cura se non:

" si sa cogliere cosa ci sia in un volto, in uno sguardo, in una semplice stretta si mano, e se non si sia capaci di sentire immediatamente il destino dell'altro come il nostro destino proprio." (E. Borgna p. 30)

Questa è l'empatia.

Dott.ssa Germana Verganti Psicologa-Psicoterapeuta

Bibliografia:

Borgna, E. (2009). Le emozioni ferite. Feltrinelli Editore, Milano.

Gloria Noriega Gayol (2015). Il copione di codipendenza nella relazione di coppia. Diagnosi e piano di trattamento. Alpes Italia, Roma.

Stewart, V. Joines (1987), L'analisi transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani. Garzanti Editore.

S. Woollams, M. Brown (2009), Analisi Transazionale, psicoterapia della persona e delle relazioni. Cittadella Editrice, Assisi.

Bibliografia Steiner C., (1974). Copione e Contropcopione. Transactional Analysis Journal, 1, 25-28 In: Scilligo P., Bianchini S., (a cura di). I premi Eric Berne. Roma, IFREP