Codipendenza, Dipendenza affettiva ...un po' di chiarezza!

21.09.2018


La Dipendenza affettiva, è un disturbo della relazione, ed è caratterizzata dalla mancanza di interdipendenza e di reciprocità all'interno della relazione, comporta quindi una percezione distorta di e dell'altro, che viene idealizzato. Ciò che la caratterizza sono forme di controllo sul partner, esercitate al fine di non perderlo, arrivando quindi ad evitare qualsiasi forma di conflitto/confronto che possa condurre ad un seppur temporaneo se non permanente allontanamento del partner.

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Ciò che caratterizza infatti la Dipendenza affettiva è il bisogno di avere l'altro sempre vicino, per avere continue rassicurazioni, a tal fine si controlla il proprio comportamento per renderlo meno disturbante possibile agli occhi del compagno, e si controlla l'ambiente in modo che tutto sia perfetto e inattaccabile. Il timore è quello di non essere accettati, di essere rifiutati e abbandonati dal compagno e per questo si cerca di essere perfetti ai suoi occhi. Le cause di una tale situazione sono da imputarsi al modello relazionale trasmesso a livello familiare, ovvero i genitori erano soggetti fortemente intrusivi ed iperprotettivi che hanno impedito il normale senso di individuazione e lo sviluppo dell'autonomia, la loro protezione si è prolungata al di là delle tappe evolutive per le quali è necessaria. La persona si sente così fortemente insicura e inadeguata nel dover affrontare le situazioni che la vita presenta, senza poter far riferimento a qualcuno. Si sviluppa così all'interno della coppia un funzionamento simbiotico, dove uno dei due partner utilizza gli Stati dell'Io Genitore e Adulto, mentre l'altro solamente il Bambino. In una coppia sana i partner devono usare entrambi tutti e tre gli Stati dell'Io. Altra caratteristica della famiglia di origine è quella di ricorrere a modalità ipercontrollanti nel confronto dei figli e di essere caratterizzata da figure genitoriali incapaci di esprimere e ascoltare le emozioni e i bisogni.

Spesso il dipendente affettivo, pur di non essere abbandonato, subisce maltrattamenti o in caso di sofferenza, sia all'interno della relazione, che in caso di abbandono, può far ricorso a modalità ulteriormente disfunzionali come l'uso di alcol, droghe, benzodiazepine, cadere in disturbi della condotta alimentare come la bulimia.

La Codipendenza invece è un problema di relazione dipendente, della persona dal proprio compagno, studiata da Gloria Noriega Gayol, vincitrice del Premio Eric Berne, e si riferisce a un problema che si può verificare, in quelle persone che vivono e hanno vissuto, in un contesto altamente traumatico, caratterizzato da abusi e maltrattamenti, traumi precoci come la perdita di un genitore, figure di riferimento che presentano un disagio psichico e/o fisico, che fanno abuso di alcol o sostanze stupefacenti, e che di conseguenza inducono la persona dipendente a farsi carico di enormi responsabilità, che non le competono, in una fase troppo precoce del suo sviluppo. In questo caso quindi la persona si responsabilizza eccessivamente, si appiccica il ruolo di crocerossina o di salvatore. In realtà spesso questo ruolo di salvatore non è autentico, in quanto se il partner venisse guarito dalla sua dipendenza, dal gioco, dalla tossicodipendenza, da una patologia fisica o psichica, il salvatore non si sentirebbe più necessario. Nella codipendenza, spesso, il partner che si sacrifica per l'altro lo fa per darsi valore, per sentirsi indispensabile, questo differenzia il codipendente dal dipendente affettivo, che invece ha bisogno dell'altro per supplire al proprio senso di inadeguatezza.

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La persona codipendente ha imparato nella sua storia che per essere vista, amata e poter sopravvivere in un ambiente ostile, deve sacrificare se stessa e prendersi esclusivamente cura dell'altro. Questo meccanismo lo riperpetuerà nella sua storia, come un copione, la cui decisione e la cui trama sono state prese nell'infanzia, ma che possono essere modificate attraverso un percorso mirato di psicoterapia. La codipendenza si sviluppa in entrambi i sessi, ma è più frequente nel genere femminile anche per stereotipi culturali e sociali, inerenti la sottomissione della donna.

All'estremo opposto di queste due polarità esaminate c'è il controdipendente, che solitamente è un narcisista patologico o psicopatico, ma può essere anche un soggetto borderline o con un disturbo evitante di personalità.

Il narcisista ricerca il partner solamente per avere approvvigionamento narcisistico, ma nel momento in cui la relazione rischia di divenire intima, di fronte alle richieste di vicinanza del partner, il controdipendente si sente minacciato e pertanto scappa, abbandonando la vittima (Gosthing), che è ormai traumatizzata. Il senso di minaccia che il soggetto evitante avverte, può scaturire ad esempio dal fatto che da piccolo per sentirsi amato, doveva necessariamente essere ciò che la madre si aspettava da lui, oppure da un evento traumatico che ha spezzato la situazione idilliaca in cui viveva, o drammi più gravi. Può essere cresciuto in ambienti troppo permissivi o caratterizzati da incuria e violenza. Il partner di un narcisista maligno, che è un soggetto altamente patogeno, può sviluppare una determinata sintomatologia che Brunelli definisce Trauma da Narcisismo ed è caratterizzata da senso di vuoto e abbandono, rabbia, bassa autostima, sfiducia verso il prossimo pensieri intrusivi e incubi circa i maltrattamenti subiti, depressione, atteggiamenti autolesionistici, sensi di colpa per come sono andate le cose col partner, isolamento sociale; ciononostante la vittima può essere ancora fortemente invischiata nella relazione, difatti questi sono legami molto intensi, può essere quindi forte anche il desiderio di vendicarsi, arrivando ad assumere condotte di stalking nei confronti di quello che era prima il persecutore, rischiando così anche delle denunce. Ciò che differenzia il Trauma da Narcisismo dal disturbo post traumatico da stress è che il primo è intrapsichico, l'immagine persecutoria del narcisista maligno viene infatti interiorizzata in modo permanente, nel caso del DPTS la causa è extra psichica e consiste in eventi catastrofici come ad es. calamità naturali. La vittima traumatizzata da un narcisista sente una enorme sofferenza, ma non è mai così forte come la paura di impazzire nel momento in cui il partner la abbandona, pertanto tra i due mali sceglie quello minore, per non sperimentare il senso di vuoto, di morte, di abbandono, preferisce fare di tutto per rimanere aggrappata al proprio partner. A livello terapeutico è importante dare credito all'aspetto traumatizzante del narcisista maligno, per alleviare i sensi di colpa della vittima, che dovrà, mediante un percorso di psicoterapia, curare la propria ferita narcisistica che è quella di non sapersi amare. Secondo la prospettiva Analitico Transazionale è importante lavorare sul proprio copione di vita, secondo cui ogni persona ha scritto fin dalla nascita la storia della propria vita, con un principio, una parte centrale e una fine; vi è una vera e propria trama principale e vi sono intrecci secondari. Si tratta di una decisione presa inconsapevolmente nell'infanzia e rinforzata dalle figure di attaccamento e dagli eventi successivi; questa decisione culmina in una scelta. La finalità di tale decisione è quella di adattarsi alla realtà circostante per garantirsi la sopravvivenza in un mondo talvolta percepito come ostile. È fondamentale quindi integrare i vari Stati dell'Io Genitore, Adulto, Bambino, sviluppando un Adulto integrante, che corrisponde a un modo di funzionamento mentale nel presente e ha la funzione appunto di integrare gli Stati dell'Io Bambino e Genitore che sono invece rappresentativi di funzioni mentali e comportamentali arcaiche, ma che possono riattivarsi anche nel qui ed ora, manifestandosi con comportamenti disfunzionali. Ricorrere all'Adulto Integrante aiuta la persona ad essere in contatto con se stessa e a non ricorrere a meccanismi dissociativi legati a eventi traumatici.

Dott.ssa Germana Verganti, psicologa-psicoterapeuta

Biblografia:

Brunelli, P.P. (2015). Trauma da Narcisismo nelle relazioni di coppia. Ipotesi per una nuova diagnosi. Ed. a cura dell'Ass.ne culturale Albedo, Milano.

Gloria Noriega Gayol (2015). Il copione di codipendenza nella relazione di coppia. Diagnosi e piano di trattamento. Alpes Italia, Roma.

Stewart, V. Joines (1987), L'analisi transazionale, Guida alla psicologia dei rapporti umani, Garzanti Editore.

S. Woollams, M. Brown (2009), Analisi Transazionale, psicoterapia della persona e delle relazioni, Cittadella Editrice, Assisi.