GIOCHI PERICOLOSI? Analisi Transazionale

18.04.2018

Il gioco nel luogo comune ha una accezione positiva, in questo articolo vedremo come invece giocare possa condurre a conseguenze spiacevoli, di vario grado e vedremo che è importante imparare a non giocare. Utilizzerò come cornice teorica quella dell'Analisi Transazionale, il cui fondatore è Eric Berne, uno psicanalista americano, nato a Montreal nel 1910.

Innanzitutto parto dalla definizione di Analisi Transazionale: teoria della personalità, psicoterapia sistematica finalizzata alla crescita e al cambiamento della persona. Essa fornisce un quadro di come è strutturata la personalità dal punto di vista psicologico, utilizzando il famoso modello dei tre Stati dell'Io, rappresentato nella figura seguente.

Fornisce una teoria della comunicazione, importantissima per l'argomento che andrò a trattare ovvero i giochi psicologici. Dà una teoria dello sviluppo infantile, di come le persone si costruiscano un copione di vita, una rappresentazione da mettere in scena, in base a determinati schemi introiettati dalle figure significative anche a livello trigenerazionale. Fornisce una teoria della psicopatologia, spiegando come, anche una volta diventati grandi, riproponiamo strategie infantili, utili per sopravvivere in un ambiente percepito come minaccioso, ma che non sono più funzionali nella situazione attuale.

Entriamo ora nello specifico della comunicazione tra persone. Innanzitutto, i giochi sono un modo per strutturare il tempo, difatti le persone si sentono spesso a disagio se c'è una pausa di silenzio tra loro, un periodo di tempo non organizzato, durante il quale non si sa cosa dire o fare. Ci sono vari modi per rispondere alla fame di struttura, tra questi i giochi. Cosa è il gioco? È una serie di azioni effettuate secondo regole predeterminate, caratterizzata dalla presenza di transazioni ulteriori, ovvero comunicazioni tra le parti basate su un duplice livello, uno sociale, esplicito e chiaramente osservabile, uno psicologico, implicito, di cui non vi è consapevolezza. Ebbene l'esito del gioco è dato proprio dal livello implicito della comunicazione. Il gioco fondamentalmente è sleale, pericoloso, si conclude con un tornaconto, lascia un senso di disagio e confusione nei giocatori. Se sono così pericolosi, perché le persone giocano? Per portare avanti il loro copione di vita, per fare in modo di confermare le loro idee sul mondo, su loro stesse e sugli altri. I giochi derivano secondo gli Schiff, da rapporti simbiotici non risolti, dove c'è la svalutazione di entrambi i giocatori, se stesso e l'altro. I giochi sono un modo per mantenere o reagire rabbiosamente a simbiosi patologiche.

Quali sono quindi le caratteristiche presenti in tutti i giochi psicologici?

  • Sono ripetitivi: le persone attuano il loro gioco preferito più volte, possono cambiare gli attori del gioco ma lo schema rimane identico.
  • Sono giocati in maniera inconsapevole, solo alla fine della sequenza la persona sgomenta, si può domandare come è possibile che si sia verificato nuovamente un determinato comportamento/fenomeno, senza però essere conscia della sua partecipazione.
  • Terminano sempre con una emozione parassita. Cosa è l'emozione parassita? Sono emozioni che percepiamo realmente, ma sostituiscono quelle autentiche, e si fa questo perché nella nostra infanzia ci è stato permesso di esprimere alcune emozioni ed altre no. Per adattarci abbiamo deciso magari di non esprimere la tristezza, che non era concessa, e l'abbiamo sostituita con la rabbia.
  • Come già detto sono caratterizzati dallo scambio di transazioni ulteriori, aventi quindi un duplice livello della comunicazione.
  • Sono caratterizzati da senso di incertezza e confusione, come se le parti in gioco non capissero bene che cosa è accaduto a un certo punto, questo perché le persone hanno cambiato ruolo durante la sequenza del gioco, chi è partito come persecutore ad esempio è passato nel ruolo di vittima, chi è partito col ruolo di salvatore si è trovato poi in quello di persecutore. Ad esempio nelle coppie dove i soggetti sono un narcisista perverso e un dipendente affettivo, si instaura proprio la dinamica vista sopra, dove il narcisista appare all'inizio come il salvatore di una donna bisognosa, ma una volta che l'ha conquistata sessualmente, al momento in cui la preda si fa avanti dal punto di vista affettivo, il narcisista scappa, diventa vittima, e la partner, confusa, da vittima diventa persecutrice cercando ossessivamente di riconquistare l'uomo che l'ha maltrattata, confermando così che non è meritevole di amore, mentre il narcisista conferma la sua idea delle donne come delle streghe (Novellino, 2004).

I giochi possono essere rappresentati nelle loro fasi, in vari modi. Ogni gioco è composto da sei azioni:

1. Gancio: nella transazione ulteriore, attraverso la comunicazione implicita, chi inizia il gioco aggancia l'altro, che si mostra disponibile e mostra quindi il punto 2.

2. Anello: si definisce così la disponibilità dell'altra persona ad entrare nel gioco.

3. Risposta: è data da una serie di transazioni, la durata è variabile, da pochi minuti fino ad anni.

4. Scambio: si verifica in un momento di stasi in cui non si sa più come andare avanti, le persone sperimentano confusione e si passa alla fase 5

5. Incrocio: dove le persone cambiano ruolo (Vittima, Persecutore, Salvatore, rappresentato nel triangolo drammatico di Karpmann)

6. Tornaconto : fase finale del gioco dove entrambi i partecipanti sperimentano le emozioni parassite, come quando erano bambini, confermando così i loro rispettivi copioni di vita.

Questa sequenza può essere rappresentata in vari modi tra cui la formula:

G+A=R->S->I->T (acronimo della sequenza vista sopra)

Oppure attraverso il triangolo drammatico di Karpmann

Il persecutore calpesta e svaluta l'altro considerandoli inferiori, e ritenendo sé in una posizione top.

La vittima è invece in posizione down, e ha l'idea di non farcela da solo oppure di meritarsi di essere in una posizione di inferiorità in cui essere maltrattata.

Il salvatore considera gli altri inferiori, inadeguati e bisognosi di aiuto.

Tutte e tre queste posizioni comportano la svalutazione di sé o dell'altro.

I giochi possono essere di tre gradi:

1. Primo grado: sono socialmente accettati e le persone sperimentano un leggero disagio

2. Secondo grado: le persone tentano di nascondere socialmente i giochi e sperimentano sensazioni molto spiacevoli.

3. Terzo grado: sono quelli in cui si finisce in ospedale, in tribunale o all'obitorio. Comportano sensazioni molto spiacevoli sia a livello psicologico che fisico.

Ma allora perché le persone giocano se incorrono in queste sensazioni spiacevoli che possono anche portare gravi conseguenze, come per i giochi di terzo grado? in base a ciò che ho già detto, ovvero confermare l'idea su sé, gli altri e il mondo, in particolare ci sono sei vantaggi:

1. Psicologico interno: si mantengono le credenze di copione

2. Psicologico esterno: evito le situazioni che potrebbero mettere i crisi il mio sistema di riferimento, evito l'angoscia che questo comporterebbe, modificare le abitudini fa uscire dalla zona di comfort e crea un disagio ancora più forte rispetto a quello sperimentato nel gioco

3. Sociale interno: offrono una specie di socializzazione a casa o nell'intimità

4. Sociale esterno: fornisce argomenti su cui intrattenersi

5. Biologico: tramite i giochi le persone ricevono carezze, ovviamente negative, ovvero attenzioni, pur di essere riconosciute sono disposte a sperimentare disagio.

6. Esistenziale : è un modo per confermare la propria posizione di vita, io sono OK, Io non sono Ok.

Alcuni giochi sono: l'alcolizzato, il debitore, prendimi a calci!, ti ho beccato, figlio di puttana!, guarda che mi hai fatto fare!, e moltissimi altri.

Dottoressa Germana Verganti

Bibliografia:

Berne, E. (1964) " A che gioco giochiamo". Milano Bompiani. 1957.

Berne, E. (1961) "Ciao...e poi?" .Milano Bompiani. 1979.

Schiff, J.L. ( 1975) "Analisi transazionale e cura delle psicosi". Roma , Astrolabio 1980.

Stewart, V. Joines (1987), L'analisi transazionale, Guida alla psicologia dei rapporti umani, Garzanti Editore.

S. Woollams, M. Brown (2009), Analisi Transazionale, psicoterapia della persona e delle relazioni, Cittadella Editrice, Assisi.