PAURA, FOBIE, OSSESSIONI

18.04.2018


Nella mia pratica come psicologa e psicoterapeuta mi sono trovata spesso a trattare disturbi ossessivi e fobie.

  • Ma quand'è che una paura diventa patologia, supera il limite e diventa un'ossessione o una fobia? Quando ricorrere ad uno specialista? Come trattarle?

La PAURA è un'emozione di base, e come ci ricorda Darwin e gli studi di Ekman sulle popolazioni della Nuova Guinea è un'emozione presente a livello transculturale in ogni cultura e popolazione. Quindi non deriva da costrutti sociali o da culture di appartenenza, ma è fisiologicamente presente nell'individuo sin dalla nascita con la funzione di aiutarci a distinguere ciò che è pericoloso, e che perciò va allontanato, da ciò che non lo è. Ha una funzione adattiva di sopravvivenza ed anche se spesso è collegata ad uno stato emotivo spiacevole, è fortemente funzionale.

O almeno lo è quando la paura è proprorzionata allo stimolo, quando c'è realmente un pericolo esterno. Quando invece il vissuto di paura, di angoscia e la percezione di sè come molto fragile e strettamente in pericolo, si sposa con una percezione del mondo come un posto pericoloso e minaccioso, allora potremmo iniziare a parlare di uno stato ansioso, in cui la persona sente di non avere le risorse per fronteggiare il pericolo temuto: una separazione, un conflitto, un problema lavorativo, l'abbandono.

Sintomi

Quando un pensiero, un' idea, un' immagine si presenta alla mente di una persona in modo persistente, al di fuori della volontà dello stesso, generando grande paura e angoscia, ci troviamo di fronte ad un' OSSESSIONE. La discriminante rispetto ad un'idea temuta è la frequenza con cui si manifesta tale pensiero e l'impossibilità a controllarla, pur avendone coscienza. L'ossessione inchioda la persona anche per ore intere in ragionamenti che sono percepiti come estranei rispetto ai desideri della persona. Nella maggior parte dei casi, si possono trovare le ossessioni nel Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) in cui le ossessioni fonte di grande ansia e angoscia, vengono placate con le compulsioni, rituali che la persona mette in atto per opporsi ai pensieri ossessivi. Infatti se la persona riesce a mettere in atto le compulsioni, non sperimenta ansia, ma le ossessioni e le compulsioni incatenano la persona per molto tempo, limitandone le vita sociale, lavorativa e sentimentale. Ci sono vari tipi di DOC:

  • da contaminazione: la persona teme di venire in contatto con virus, sangue infetto, urina, feci, saliva, radiazioni che possano ferirlo, ucciderlo e sviluppa la contaminazione di controllarsi continuamente, di lavarsi le mani anche per ore durante la giornata, secondo dei protocolli e dei rituali sempre più precisi e rigidi, finchè non si sentirà soddisfatto dal livello di controllo eseguito.
  • religioso: la persona teme di trasgredire le regole del proprio credo (di bestemmiare in chiesa, di essere blasfemo) e che ciò scatenerà conseguenze terribili, una sicura dannazione o una punizione divina. Perciò le persone elaborano comportamenti come continue preghiere, atti di devozione per placare le proprie ossessioni.
  • ipocondria: la persona teme fortemente di essere affetto da qualche malattia, sovrastimando gli stimoli, come un semplice mal di testa.
  • da relazione: provare o ripetersi a mente in modo incessante l'interesse per il partner, il pensiero temuto è di poter esser interessanto a qualcun'altro.
  • omosessuale: la persona si ribadisce continuamento di essere attratto dal sesso opposto (ossessione di esser omosessuale).
  • pedofilo: la persona si ripete continuamento di essere attratto dagli adulti (ossessione di esser pedolifi).

In tutti questi casi la persona si rende conto dell'assurdità delle proprie ossessioni e riconosce come esagerata la paura che ne deriva, ma nonostante ciò, non può fare a meno di mettere in atto le compulsioni per tranquillizzarsi. La persona infatti reputa inverosimile e molto raro ad esempio infettarsi solo uscendo di casa, venendo a contatto con il sangue di una persona malata, ma non ritenendolo nemmeno totalmente impossibile è in balia dell'ossessione che tale evenienza si verifichi.

La FOBIA infine rappresenta un'insistente paura e repulsione per animali, persone, situazioni, che la persona teme fino ad attuare una serie di comportamenti di evitamento per non trovarsi di fronte alla situazione temute, limitandosi nell'autonomia.

La persona può temere un cane, insetti, rettili, siringhe, sangue, di prendere l'ascensore di parlare in pubblico, di stare in luoghi sconosciuti, in luoghi chiusi.

Come curarle?

Sia il Disturbo Ossessivo Compulsivo sia le Fobie sono quadri psicopatologici accompagnati da forti e persistenti manifestazioni di ansia, angoscia, terrore, senso di colpa ed è importante che vengano curate al più presto, sia per il livello di sofferenza che comportano, sia per le limitazioni che pongono alla vita delle persone che ne sono affette.

Il trattamento di questi disturbi può prevedere due approcci:

  • un trattamento farmacologico: farmaci antidepressivi serotoninergici (fluoxetina, paroxetina e sertralina) o più raramente inibitori delle monoamino ossidasi (IMAO) per le fobie;
  • un trattamento psicoterapeutico: infatti entrambi questi disturbi vengono trattati con buona efficacia da un percorso del genere. Il Doc è caratterizzato dal controllo e dal bisogno di placare l'ansia che avvenga qualcosa di terribile, tale processo viene interpretato con i seguenti meccanismi di difesa: spostamento, rimozione e formazione reattiva. Ad esempio, una un padre rigido e severo, percepito come aggressivo e minaccioso viene simbolizzato con il diavolo (uno stimolo depositario di contenuti di aggressività e forte pericolo) SPOSTAMENTO, l'idea di essere posseduta dal diavolo sostituisce la figura del padre, RIMOZIONE e diventa la sua ossessione, e per placarla deve mettere in atto una serie di compulsioni come pensieri mentali, formule, preghiere FORMAZIONE REATTIVA sempre più frequenti, finchè non si sarà calmata dall'idea di esser posseduta. Il processo terapeutico secondo il modello analitico transazionale che io seguo, prevede una fase di presa di consapevolezza in cui la persona coglie perchè ha strutturato quel sintomo, che valenza ha avuto nella sua storia e nota i processi disfunzionali che mette in atto, al fine di depotenziare gli aspetti aggressivi, colpevolizzanti e giudicanti e promuovere invece il contatto con un aspetto arcaico di un bambino spaventato. Ciò avverrà stimolando e promovendo una funzione genitoriale con una valenza amorevole, e protettiva che abbia la funzione di proteggere e consolare la persona immersa nella sua ansia e di metterla in atto con le sue capacità di Adulto di discernere tra un pericolo reale o presunto, e di capire come calmarsi cogliendo che il pericolo nell'esempio non era esser posseduta ma piuttosto temere la presenza del padre. Quando la persona sviluppa una consapevolezza sulla propria storia, entra in contatto con la possibilità di scegliere e di esercitare un cambiamento al di fuori del comportamento sintomatico. Il terapeuta è colui che con sensibilità ed intuito accomagna la persona in questo percorso di crescita.
  • In modo simile l'oggetto temuto dal fobico non è l'insetto ad esempio, l'insetto è un simbolo depositario di un determinato significato, è un oggetto esterno su cui viene proiettato un contenuto aggressivo e di repulsione, che in realtà appartiene ad un oggetto interno(dove per oggetto interno intendo la rappresentazione interna di una relazione, ad esempio la madre, il padre, il fratello). Quindi il fobico sfugge a quelle rappresentazioni che generano in lui ansia, angoscia spostando su oggetti esterni (SPOSTAMENTO) tali stati emotivi interni che gli provocano forti preoccupazioni. Anche in questo caso, il percorso terapeutico inizia con una fase di consapevolezza rispetto allo stimolo temuto e alle strategie di evitamento messe in atto, per poi cogliere il processo disfunzionale. Una volta riconosciuta la valenza simbolica del sintomo fobico, la persona entra in contatto con aspetti di sè vulnerabili e fragili di cui prendersi cura, al fine di costruire strategie di protezione rispetto alla sue vulnerabilità che gli permettano di non mettere in atto evitamenti e di non sviluppare fobie.

Dott.ssa Flavia Missi

Psicologa, Psicoterapeuta