Perchè la terapia di gruppo?

18.11.2018


Ognuno di noi porta nella sua mente l'immagine di un gruppo primario, la famiglia, in base alla quale crea aspettative, dinamiche di gruppo, ruoli sociali che si porterà dietro nell'interazione con l'altro e con i gruppi di cui sarà parte.

Prenderò in considerazione il punto di vista di alcuni autori, per poi approdare al tipo di terapia di gruppo che voglio proporre.

Partendo dalla letteratura vediamo che J. Bejarano (1972) descrive come il transfert, elemento fondante dell'analisi in cui si rivivono aspetti di relazioni precedenti che vengono proiettate sul terapeuta, viene vissuto in terapia di gruppo secondo quattro oggetti transferali:

  • il monitore: il terapeuta, che funziona da imago paterna, a livelli arcaici come un Super-Io o padre crudele o Genitore Critico, o a livello edipico. Cioè rappresenta l'elemento normativo del gruppo e al contempo stesso il dato di realtà;
  • Il gruppo: funzionante come un 'imago materna;
  • Gli altri(transfert laterali): quali imago fraterne;
  • Il mondo esterno: quale luogo di distruttività individuale (Thanatos)- ma anche dell'Eros (speranza di un mondo migliore).

Ecco che le manifestazione di maggiore libertà o di maggiore vicinanza con il terapeuta posso essere interpretate con un rivivere un rapporto edipico rispettivamente paterno o materno.

Bion sostiene che nel gruppo ci siano stati mentali regrediti (gruppo-massa di Freud) ed aspetti evoluti della personalità(capacità di problem solving e collaborazione) (Neri, 1998).

Ecco che il gruppo per Bion diviene il contenitore di stati mentali collettivi, e soltando quando l'aspetto evoluto entra in risonanza con l'aspetto più primitivo che vi è uno sviluppo del gruppo e del singolo (Neri,1987).

Proprio per questo, l'assunto della terapia di gruppo è che nel gruppo, il singolo riattualizzi vecchie dinamiche secondo i suoi schemi; per cui sarà portato ad attribuire ai diversi componenti del gruppo, caratteristiche proprie di persone che hanno fatto farte del suo gruppo primario secondo le caratteristiche che noterà, e proietterà il suo vissuto su di loro, in base ad esperienze precedenti.

Il gruppo diviene così il palcoscenico della propria storia, per rivivere episodi del passato. Ma qual è dunque la funzione di questa riattualizzazione di scene arcaiche?

Come in tutte le terapie, non si possono cambiare eventi del passato, ma si può cambiare il loro significato, il significato che la persona ha attribuito a se stessa dandosi creativamente la libertà di pensare un modo diverso di comportarsi, seguendo nuove strategie più vicine al sentire e al pensare attuale. Il modello di ridecisionale dei Gouldings (1983) che unisce elementi di analisi transazionale con la gestalt, prevede che durante l'infanzia l'individuo interiorizzi messaggi genitoriali; se tali messaggi sono positivi sosterranno l'autostima e la libertà dell'individuo ma se sono negativi (ingiunzioni e controingiunzioni), invece provocheranno una bassa autostima e le premesse per difficoltà relazionali. In base a tali messaggi la persona struttura delle idee su di sé (sono amabile, sono importante, sono libero di...) sugli altri (gli altri sono persone degne di stima e amore e che risponderanno alle mie esigenze se chiederò e se ne avrò bisogno); e sul mondo (il mondo è un posto pericoloso, o un posto tranquillo, in cui posso emergere e farmi notare, oppure in cui nessuno mi noterà) formando il copione (Berne, 2017).Berne sosteneva che ogni decisione presa in infanzia potesse esser ridecisa nel futuro e su questo si sono focalizzati i Gouldings: su tecniche che aiutassero la persona a rivivere episodi significativi della propria storia che hanno determinato una scelta di copione, per cambiare nel presente la decisione presa.

Ad esempio, una persona può rivivere una scena del suo passato, ad esempio con la tecnica della scultura familiare, in cui alcuni componenti daranno voce ad i personaggi della storia del singolo, per poi decidere di cambiarne il finale in base a ciò che la persona desidera nel presente. La persona consapevole dei propri processi e del gancio con il quale instaura dinamiche disfunzionali, prova con il gruppo, come fosse una palestra, modalità nuove di interagire. Ecco che un paziente vittima della feroce e immotivata critica del padre, decide di rivivere un'esperienza del passato che tuttora tende a rivivere davanti ad ogni performance lavorativa. Il paziente che solitamente usa il ricordo di quest'esperienza in cui si è sentito umiliato e annichilito per ritirarsi e sottomettersi con frasi del tipo ("sono incapace, fallirò, non mi ascolteranno mai"), decide di trasformare e dare un nuovo significato a quell'episodio. Ecco che il bambino criticato e incapace (dialogo del padre che ha interiorizzato) diventa un bambino spaventato che avrebbe avuto il diritto di essere ascoltato, compreso e semmai corretto con amorevolezza. La persona interiorizza la nuova esperienza ed il nuovo dialogo in modo da affrontare diversamente le difficoltà lavorative.

La terapia di gruppo quindi diventa il luogo in cui fare un'esperienza di gruppo riparatrice, in cui i componenti del gruppo agiranno in modo da promuovere consapevolezza, libertà, autonomia, un riconoscimento incondizionato e tutto ciò di cui la persona ha bisogno per abbandonare vecchi schemi. Il gruppo inoltre rinforza la nuova esperienza, propone nuove modalità di comportamento e cementifica una nuova immagine di sé e degli altri, come se il nuovo gruppo guarisse il gruppo primario, sentendo finalmente di essere amabili e degni di stima in modo incondizionato, citando Berne(2017) togliendosi il vestito da rospo e tornando principi.

Flavia Missi

Psicologa, Psicoterapeuta


Bibliografia

Bajarano J. (1972) Resistance et transfert dans les group in Anzieu, Bejarano,, et al; le travail psychanalytique dans les groupes, Paris, Dunod.

Berne, E. (2017)Ciao!...E poi? Bompiani Editore.

Correale, A. Fadda, P. Neri, C. (1987) Letture bioniane. Feltrinetti editore.

Goulding M.M.; Goulding R.L. (1983) Il cambiamento di vita nella terapia ridecisionae. Astrolabio Editore.

Neri, C. (1998) Gruppo. Raffaello Cortina Editore.